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Il fiume, la vita

Luzi Tarasco 2014di Elena Gori

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I versi di Dopo la curva fanno parte della raccolta di Mario Luzi Sotto specie umana, edita da Garzanti nel 1999. Protagonista indiscusso di questa lirica è il fiume, uno dei temi-cardine dell’intera opera del poeta fiorentino; basti pensare ad un titolo semanticamente evocativo come La barca, riferibile alla fase giovanile, o ai tanti corsi d’acqua che solcano le pagine luziane lasciandovi un’impronta incancellabile. In questa vasta casistica, il fiume diviene – è il caso dell’Arno – il “muto testimone o il protagonista di vicende legate a un territorio” (Marchi), o – come il più esotico Tigri – lo spettatore impotente degli scenari di guerra e di violenza nei quali quotidianamente resistono Le donne di Bagdad (vedi a questo proposito l’articolo Immagini di guerra e di vita).

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Fra desiderio e tormento. “Il termine”

Mario Luzidi Marco Menicacci

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In una delle sue poesie più memorabili, Limiti, Jorge Luis Borges scriveva che nella vita ci sarà per tutto – per ogni nostro atto o esperienza – una ultima volta: l’ultima volta che si passa per una strada, che si incontra qualcuno, che si prende in mano un libro dallo scaffale, che si chiude una porta. E così anche per il poeta Mario Luzi c’è stata un’ultima volta in cui ha scritto una poesia; l’ultima volta in cui la sua forza creativa si è concentrata fino ad arrivare a quel momento incandescente e inspiegabile in cui dalla mente di un uomo scaturiscono l’idea e le parole che formeranno una poesia.

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Luzi e Dante

mario-luzi-6di Marco Marchi

«Tutto Dante – ha affermato con icastica efficacia Mario Luzi – è un dramma che cerca di ricomporsi in una suprema catarsi e in una raggiunta armonia». In questa prodigiosa, irresistibile attrazione, in questa coltivata e partecipata tensione è dato intravedere al lettore di Luzi che sia a conoscenza dell’intera sua opera poetica quella luce ritrovata, quel sorriso colto con Dante come un inprinting dell’esistente. Un inprinting rintracciato e celebrato, grazie alla poesia, oltre l’oscuro affliggente, da selva dello smarrimento che nel Novecento e nell’incipiente Duemila si è fatto e si fa sgomento, da selva della «mortalità» e della Storia: oltre l’inferno stesso, e oltre le brucianti incarnazioni visibili dell’assurdo dei lager e delle residue speranze di umana sopravvivenza lì coltivabili, espresse proprio attraverso il ricordo a Dante in Se questo è un uomo di Primo Levi.

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Luzi e la notte dell’anima

di Antonietta Puri

“Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è, infinita” recita William Blake nel Matrimonio del cielo e dell’inferno. Ma perché le porte della nostra percezione siano mondate, prima vanno serrate per far sì che lo sguardo si sposti dall’esterno verso l’interno. La mente umana è la sede del pensiero e la scaturigine di tutte le facoltà intellettive, normalmente attiva nelle ore di veglia, sino a diventare molesta: solo durante la notte e in particolare durante il sonno, tali attitudini che possono diventare un ossessivo rimuginare, un brusio indistinto, uno sgradevole rumore di fondo, tacciono ed è il momento in cui si palesa l’anima che è ben altro dalla mente in quanto, non legata al corpo, è sostanza immateriale e principio di attività spirituale.

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Il paesaggio dalla torre

Luzi al suo tavolo di lavoro a Pienza

di Duccio Mugnai

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L’esperienza esistenziale della terra senese, quale mondo della propria primitività domestica e dell’elettività ispirativa – si considerino sia la permanenza biografica del poeta a Siena per tre anni dell’infanzia, sia i tanto amati, tardi ristori estivi a Pienza , sia le origini familiari del poeta che riconducono tramite Samprugnano (oggi Semproniano) alla Maremma – emerge prepotentemente in questa lirica orgogliosa e appassionata di Mario Luzi.

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Non solo poeta: Luzi prosatore

di Gloria Manghetti

Mario LuziMario Luzi è noto ai più per la voce alta della sua poesia; pochi sanno che il nostro autore ha scritto significativi libri in prosa come Biografia a Ebe del 1942 e Trame uscito nel 1963, entrambi caratterizzati dal prevalere del dato autobiografico, dalla registrazione puntuale di quanto il poeta veniva maturando in quegli anni. Tuttavia mai il dato diaristico prende il sopravvento, perché la nota personale è ricondotta sempre ad una più profonda dimensione esistenziale.

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